Maria João Pires: «Ho fatto la pianista, adesso mi ritiro»

Lo scorso 1º novembre, nella cornice istituzionale della Fundação Calouste Gulbenkian di Lisbona, durante la cerimonia di consegna del Premio “Helena Vaz da Silva European Award” per la valorizzazione del patrimonio culturale europeo, Maria João Pires — 81 anni lo scorso 23 luglio — ha annunciato ufficialmente la fine della sua carriera da concertista.

La notizia — in sé già significativa per il mondo della musica classica — ha un valore che va oltre la semplice presenza sul palcoscenico: segna il tramonto di una delle carriere più intense e poetiche del pianismo contemporaneo, e l’inizio di un nuovo percorso interiore e di ricerca personale per un’artista che ha sempre vissuto la musica come forma d’esistenza, più che come successo.

Pires è stata, per decenni, una voce autentica del concertismo internazionale, un’interprete di rara profondità, sensibilità e intelligenza musicale. Con una discografia che raccoglie le più alte vette del repertorio — da Mozart, autore prediletto, a Schubert passando per Chopin, Beethoven e Schumann — e con l’impegno pedagogico e sociale incarnato nella fondazione del “Centro Belgais per lo Studio delle Arti” nel 1999, una struttura pensata per offrire ai giovani artisti la possibilità di sviluppare il proprio talento, Pires ha sempre considerato la musica come una forma di cura, di memoria e di comunità.

«La sua carriera – si legge nel sito del Teatro La Fenice di Venezia – inizia prestissimo: a cinque anni tiene il primo recital e a sette anni esegue pubblicamente i Concerti per pianoforte di Mozart a Porto, sotto la direzione del M° Ino Savini. Negli anni seguenti studia pianoforte e composizione musicale al Conservatorio di Lisbona e alla Musikakademie di Monaco di Baviera. Nel 1970 raggiunge la fama internazionale vincendo il Concorso del bicentenario beethoveniano a Bruxelles. Da allora si esibisce come solista e assieme alle maggiori orchestre del mondo».

Pires al pianoforte

Nel suo discorso di ringraziamento, Pires non ha usato frasi convenzionali da addio: ha parlato di trasformazione. Ha spiegato come l’anno in corso l’aveva vista già lontana dai palchi, rifacendosi all’annuncio dello scorso giugno in cui comunicava una pausa dovuta a diversi problemi di salute. Ora, durante la cerimonia, queste parole: «Mi trovo in un processo di mudança radical — di cambiamento radicale, di ricerca di verità».

Ha parlato di gratitudine «per tutto ciò che le è stato dato, per tutto ciò che ascoltiamo e vediamo, per ciò che ci incanta e ci fa sognare, cantare, sorridere o muovere» invitando a «coltivare non la sicurezza, ma la capacità di accogliere l’ignoto con apertura». La pianista portoghese è vissuta tra due mondi: quello della musica, pieno di sacrificio e bellezza, e quello della vita quotidiana, comune a tutti gli uomini e le donne, con i suoi dolori, le lotte, i successi e le delusioni. «Ho vissuto fra due mondi», ha detto. E ora sceglie di lasciare il palco per tornare a vivere, a respirare. In un’epoca in cui molti artisti puntano alla gloria, al successo, all’apparenza, l’addio di Pires suona quasi come un manifesto: la vera arte non è vanità, non è protagonismo sfrenato. È, invece, introspezione, ascolto, ricerca della parte più recondita del nostro essere umani, del nostro stare al mondo.

Dice ancora: «non sono più una pianista» ma «ho fatto la pianista». Quante volte abbiamo detto o abbiamo sentito dire « sono un violinista» oppure «sono un musicista». Maria João Pires abolisce questa invadente prima persona del verbo essere per sostituirla con il «fare». Dice in altri termini come si sia sforzata, durante la sua carriera, di non identificarsi totalmente col proprio mestiere – sebbene abbia avuto il desiderio e l’esigenza di sentirsi accettata dal mondo talvolta spietato della musica – perché lei non è solo una pianista ma anche tanto altro. Questo ci pare un indicatore significativo dell’eredità grande che lascia a chi verrà dopo, la testimonianza di una scelta coerente, rispettosa della propria umanità, della propria fragilità, finanche dei propri limiti.

La grande pianista portoghese si ritira, a 81 anni

Pires si ritira dalle scene ma continuerà ad insegnare, a piantare il seme della sua sapienza e della sua maestria a beneficio delle future generazioni di interpreti. A noi restano le sue splendide incisioni, che continueremo ad ascoltare e apprezzare, e l’esempio, quasi sussurrato come la sua persona, impartito ai musicisti e alle musiciste di tutto il mondo che ci ricorda cosa significhi vivere al servizio della musica.

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