Nahre Sol: youtuber a 88 tasti

È volutamente “titolistico”, per non dire riduttivo, definirla una youtuber. Ma che Nahre Sol non sia una pianista “classica” nel senso convenzionale del termine, è cosa certa: si tratta, piuttosto, di una figura ibrida, sospesa tra il rigore della formazione accademica e la libertà della sperimentazione digitale. Pianista, compositrice e divulgatrice, rappresenta una delle personalità più originali emerse nel panorama musicale contemporaneo degli ultimi anni.

Nata nel 1991 negli Stati Uniti da genitori coreani, Nahre Sol Hwang (questo il suo nome completo) ha studiato pianoforte alla Juilliard School, dove si è laureata nel 2013, e successivamente al Glenn Gould School di Toronto, dove ha conseguito l’Artist Diploma nel 2015. Da promessa del solismo classico a interprete indipendente, il suo percorso non è stato scevro da crisi e ripensamenti: dopo un periodo di pausa dalla musica, in cui si è dedicata anche alla fotografia e ad altri lavori creativi, ha riscoperto la propria voce artistica aprendo un canale YouTube che oggi conta centinaia di migliaia di iscritti.

La pianista coreana Nahre Sol

Proprio su YouTube, Nahre Sol è diventata un punto di riferimento per musicisti e appassionati di ogni livello. Nei suoi video mescola didattica e riflessione, servendosi con assoluta disinvoltura del registro ironico e divulgativo nell’affrontare argomenti impegnativi come la composizione, l’improvvisazione e l’analisi musicale. La serie Practice Notes è un piccolo laboratorio di ricerca sul suono, dove le tecniche apprese e tramandate dall’accademia vengono destrutturate e ricomposte con libertà assoluta. Parallelamente, ha collaborato con PBS Digital Studios nella serie Sound Field, dedicata alla cultura musicale contemporanea, e con testate come Wired, che l’hanno coinvolta in esperimenti sonori e divulgativi.

Nel 2020, dopo anni di lavori brevi e progetti collaterali, Nahre Sol pubblica il suo primo album organico Alice in Wonderland, uscito il 21 settembre sulle principali piattaforme digitali. Nelle dieci tracce per pianoforte solo, per circa 33 minuti di durata complessiva, il concept del disco si muove tra minimalismo, neoclassicismo e sperimentazione timbrica. L’artista stessa lo descrive come «una serie di paesaggi interiori», frammenti di un diario musicale che riflettono la curiosità e l’inquietudine del suo immaginario.

La copertina di “Alice in wonderland” (2020)

Dal punto di vista stilistico, Alice in Wonderland si colloca in quella che la critica internazionale definisce “modern classical”: un territorio di confine tra la musica colta contemporanea e le nuove estetiche digitali, dove la scrittura pianistica si fonde con l’immediatezza melodica e l’intuizione visiva. Nei brani di Nahre Sol convivono elementi di minimalismo americano ed echi impressionisti, benché non manchi una certa sensibilità pop. Tuttavia, ciò che distingue il suo lavoro non è la compresenza felice delle influenze, ma la capacità di renderle immediate all’ascolto: ogni pezzo sembra nascere da un pensiero spontaneo, quasi come se l’artista suonasse per sé. L’intero album è autoprodotto, scelta oggi sempre più vicina alle consuetudini ma che rispecchia l’approccio indipendente. Tutto, infatti, dalla scrittura al mastering, è curato da lei. L’incisione, volutamente intima, restituisce i respiri e i piccoli rumori della tastiera, come se l’ascoltatore le stesse seduto accanto.

I titoli dei brani – da Salad Music a Little Fishy Upstream, da Swimming a Pollyanna, solo per citarne alcuni – sembrano prendere spunto dai gesti e dalle esperienze del quotidiano. La traccia che dà il titolo all’album, Alice in Wonderland, apre con un fraseggio limpido e ipnotico, che richiama la leggerezza di Erik Satie ma ne amplifica l’atmosfera sospesa con armonie moderne. L’ascolto dà subito la sensazione di entrare in un mondo dove le regole della logica musicale si piegano, proprio come nello specchio di Lewis Carroll: il tempo si allunga, le strutture si riflettono su sé stesse, e il pianoforte sembra parlare una lingua nuova. Uno dei brani più emblematici, da questo punto di vista, ci sembra Caged (Prepared Piano), chiaro omaggio a John Cage e alle sue esplorazioni timbriche. Qui Nahre Sol introduce nel pianoforte piccoli oggetti che alterano la risonanza delle corde, secondo la prassi novecentesca del pianoforte preparato. Il risultato è chiaramente percussivo, quasi meccanico, in altri termini una riflessione ironica sulla tradizione e sull’idea stessa di “strumento”, coerente con la filosofia dell’artista: rispettare la forma, ma solo per reinventarla dall’interno.

Nahre Sol al pianoforte

La ricezione critica, seppur non ampia, è stata calorosa. I principali blog e community musicali hanno accolto Alice in Wonderland con entusiasmo per la sua autenticità e per la capacità di unire semplicità e ricerca. L’impatto di Alice in Wonderland, infatti, va oltre la dimensione puramente musicale. In un’epoca in cui la produzione digitale tende a uniformare i suoni e i timbri, Nahre Sol riafferma l’importanza del tocco, del gesto, del rapporto fisico con lo strumento. La sua estetica è allo stesso tempo artigianale e contemporanea: un modo di pensare il pianoforte come spazio di libertà, dove è la tecnologia a supportare la sensibilità dell’artista, dell’essere umano, e non il contrario.

Nahre Sol continua oggi a comporre e pubblicare musica originale, collaborando con altri artisti e tenendo conferenze in università e festival di tutto il mondo. La sua figura incarna una nuova idea di musicista del XXI secolo: colta ma accessibile, rigorosa ma aperta al gioco, capace di muoversi con naturalezza tra il palco e la rete.

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