Più che eretica letteraria, questa Storia di Baricco

«In principio era il mistero, e questo dà un senso a tutta la storia. I suoni – erano un mistero. Sgorgavano dalla natura, o erano concessi dalla natura grazie all’uso della voce e di bizzarri strumenti. Ma non se ne conoscevano bene le regole, la provenienza, il funzionamento.»

Ancora non si capisce bene, dopo averla letta, dove si annidi l’eresia nell’ultima fatica letteraria del torinese Alessandro Baricco, edita per i tipi di Feltrinelli e intitolata Storia eretica della Musica Classica (144 pp., €18,00). Si tratta, piuttosto, di un libro tutto sommato gradevole, orientato ad un taglio stilistico più letterario che musicologico. E nel terreno della letteratura Baricco dimostra già da decenni di sapersi destreggiare con gran perizia. E con un successo, in termini di vendite, che lo conferma uno degli autori italiani più apprezzati.

Alessandro Baricco (© Laura Pietra)

Nelle sette parti che compongono il libro, impaginate quasi come se fossero appunti o pensieri sparsi – in paragrafetti numerati di breve e media lunghezza – il gusto per l’aneddotica domina. Talvolta banalizzando fin quasi agli estremi, talaltra ricorrendo a ricercate circonlocuzioni. Ma pur considerando che non si tratta di un libro per addetti ai lavori e che l’autore di mestiere non fa lo storico della musica, sebbene suoni discretamente il pianoforte e in più occasioni si sia cimentato pubblicamente con queste discipline, si arriva alla fine del libro con una certa stanchezza. A dispetto del carattere che si è voluto imprimere a tutta l’operazione commerciale/divulgativa. D’altronde, quando si toccano certi temi, la paura di risultare pedanti o di annoiare serpeggia.

La copertina del libro uscito per Feltrinelli lo scorso 16 settembre

«Si trattava di far scorrere le dita e andare a vedere quante stecche avesse quel ventaglio, scoprendo i paesaggi che vi si sarebbe poi potuto dipingere sopra. Lo fecero. Con una lentezza che non capiremo mai abbastanza.»

E se quindi l’obiettivo era dare una svolta pop alla narrazione della gloriosa Storia musicale d’Occidente, questo pamphlet eretico forse non lo ha centrato in pieno. Baricco pensa più a dare al lettore medio delle coordinate storiche, sacrificando invero spazio alla citazione – o al commento stilistico, ne sarebbe in grado – di brani fondamentali dei vari periodi storici affrontati. Il tutto letto e descritto sotto la lente di una metafora che non sembra proprio efficace, quella dell’agricoltura musicale. I periodi e i contesti ridimensionati a fattorie – nel testo si parla spesso e volentieri di farm – e i compositori quindi immaginati come lavoratori agricoli. Il solito approccio naïf? Chi può dirlo.

«Bisogna lucidamente ricordarsi che l’agricoltura musicale era, a tutti gli effetti, un esempio tipico di quella torsione. E se c’era un disastro in arrivo, la musica moderna aveva contribuito a generarlo […]»

C’è anche da dire che il libro è attraversato, per usare un termine musicale, da un lento e progressivo diminuendo. Si parte veramente bene con i primi capitoli, dove si parla delle origini e dei primi rapporti tra musica e individuo così come tra musica e società. L’ultimo capitolo, quello sulle avanguardie del Novecento europeo da cui è tratta l’ultima citazione, lascia molto a desiderare. Raffazzonato, evoca una scrittura di getto senza alcun serio processo di revisione e senza nessuna messa a fuoco sui fenomeni storico-stilistici principali.

Alessandro Baricco al pianoforte, insieme al jazzista Stefano Bollani che compare nei ringraziamenti a fine libro

Ottimo, invece, il racconto che compone il sesto capitolo, quello sulla Musica Moderna, dove lo spazio è quasi tutto dedicato a Ludwig van Beethoven. Il compositore di cui Baricco, forse insieme a Rossini, parla sempre con un certo sincero trasporto. Dalla rivoluzione operata con la Sinfonia Eroica, si attraversa tutta l’esperienza musicale dell’Ottocento, con gli stravolgimenti e i punti culminanti che descrivono bene il volto di un mondo che muta rapidamente.

«Fu come una frustata. Una sorta di Big Bang. Nel 1714, un editore olandese pubblicò, postumi, i 12 Concerti Grossi op. 6 di Arcangelo Corelli. Otto anni dopo, nel 1722, Jean-Philippe Rameau diede alle stampe, a Parigi, il suo Trattato di Armonia. Nello stesso anno Johann Sebastian Bach rese pubblico il primo volume del Clavicembalo ben Temperato. Otto anni. Ai tempi della Prima Musica, poco più che un battito di ciglia.»

Anche questo libro, in fondo, scorre come un battito di ciglia. In poco meno di 150 pagine, Baricco esplora un mondo così vasto e composito nella consapevolezza di non poterne esaurire il discorso né la portata. Ne risulta un volumetto agile, con una buona idea di fondo, ben scritto – al netto, come si diceva, di qualche semplificazione – ma opaco. Proprio come il volto sornione di Mozart raffigurato in copertina.

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