“Fiore mio”, la canzone tardivamente virale di Andrea Laszlo De Simone
A vederlo sembra quasi Frank Zappa redivivo, con il baffone e lo sguardo che dice già moltissimo (e che forse ci ricorda un po’ anche Alan Sorrenti). Sto parlando invece del cantautore Andrea Laszlo De Simone, torinese classe ’86, un nome che risuona molto nella scena indipendente italiana già dai primi del 2000. Eppure, la personalità artistica e la produzione musicale di questo cantautore così interessante ed eclettico giungono alle mie orecchie soltanto pochi giorni fa. No, non si può sapere e conoscere tutto ma mi chiedo i motivi, che forse non ci sono, di questa scoperta tardiva.

(© Sebastien Salom-Gomis)
«Non c’è nessuno
ho amato un’ombra
non c’è nessuno
un bacio all’aria
regalerò»
Il primo contatto con De Simone, c’è anche da dire, è avvenuto casualmente. Perché da un po’ di tempo gira, sotto forma di ennesimo trend virale sull’ormai nota e diffusa piattaforma social TikTok, un frammento del brano Fiore mio tratto dall’album del “lontano” 2017 Uomo Donna. Il brano accompagna, tra l’altro quasi sempre, immagini e video riferiti a persone, parenti o amici, che non ci sono più. Ascoltandone il ritornello, è chiaro come sia il contenuto testuale che l’arrangiamento lievemente rétro, tanto nel sound quanto nelle atmosfere, si prestino a rendersi colonna sonora di un ricordo di vita legato ad una perdita. Sta di fatto che l’ascolto di quel breve frammento da Fiore mio mi abbia personalmente spinto all’approfondimento di questo album e di questa figura. C’è sempre tempo, d’altronde, per colmare le proprie lacune.

«Che cosa volevo?
Che cosa voleva dir l’amore?
Cosa voleva dir l’amore per me
se sono scappato
e tu mi hai rincorso
ma per poco
tu mi hai rincorso
ma per cosa?»
Ma è con l’ascolto dell’intero Uomo Donna che, credo, si possa esercitare uno sguardo significativo su Laszlo, sebbene si tratti del secondo album in studio – il primo, del 2012, fu Ecce Homo – e tenuto conto del cambiamento radicale toccato in sorte alla scena musicale, non solo quella indipendente, negli ultimi otto anni. La preziosità di certe immagini evocate nei testi è inversamente proporzionale alla loro lunghezza: in molti casi si tratta di testi decisamente anaforici, intesi ed esemplati secondo l’impiego estetico della ripetizione. Ed è necessario ascoltarlo per scoprirlo, viste le durate di alcuni brani (come gli oltre undici minuti di Gli uomini hanno fame) smaccatamente disallineate rispetto a tempi e necessità radiofoniche.

(© Roberta Paolucci)
«Come gli uccelli e il fumo
tutto il tuo corpo è acceso di biancore
splendono gli astri metallici e bianchi
tutto si infrange e cade.
E come nel fiore il frutto
dormi sui miei dolori
splendono gli astri metallici e bianchi
fiore mio
fiore della mia anima»
Davvero molto affascinanti – e, qualitativamente parlando, ben sopra la media della produzione musicale odierna – le musiche e gli arrangiamenti dei dodici brani contenuti nel disco. De Simone non cerca necessariamente la sequenza armonica che spiazza o che stupisce ma, anzi, si muove con molta tranquillità nell’ambito dei classici “giri” tonali facendone però un uso calibrato e mai scontato e non abbondano estensioni accordali che colorino eccessivamente le armonie. Colpiscono, allo stesso modo, le strutture della forma canzone che De Simone adotta: spesso i brani non hanno la classica struttura pop strofa–ritornello, ma si sviluppano come dei viaggi emotivi, ricchi di transizioni armoniche e dinamiche.
«Se potessi ritornare allo stato grezzo
non avrei niente da imparare
se potessi non sapere cosa è giusto
non saprei come sbagliare
per essere libero dovrei scordare
tutto quello che ho imparato»
Ultima, ma non per importanza, la voce. Non accademica, men che meno impostata ma sempre intensa, sincera, dotata di un timbro perfettamente accordato agli stilemi di chiaro sapore analogico che contraddistinguono tout court, d’altronde, il processo compositivo e stilistico di Laszlo. L’uso controllato dell’imperfezione vocale e del vibrato, naturale e delicato, agisce come un ulteriore elemento espressivo che comunica più di mille parole. Rockol definisce, a ragione, l’album Uomo Donna «una delle produzioni più raffinate degli ultimi dieci anni» con un mix «equilibrato e maturo» tra «field recording, strumenti orchestrali e synth vintage».

Clicca qui per ascoltare “Fiore mio”. A questo link, invece, l’intero album.

