Dal “Gran Trio” di Mozart all’op. 3 di Beethoven. Parallelismi e assonanze

Nella sterminata produzione di Wolfgang Amadeus Mozart [Salisburgo 1756 – Vienna 1791] il Divertimento in mi bemolle maggiore KV 563 rappresenta non solo un unicum ma un autentico capolavoro per rigore contrappuntistico e capacità di invenzione tematica. Articolato in sei movimenti, fu completato alla fine di settembre del 1788 e dedicato al «fratello massone» e creditore Michael Puchberg, forse per ricambiare, come si evince dal fitto rapporto epistolare tra i due, i generosi prestiti economici.

Il tredicenne Wolfgang Amadeus Mozart nel ritratto di Giambettino Cignaroli (1770)

Il primo Allegro si apre con l’unisono dei tre archi sottovoce, dal quale poi si dipana un interessante gioco di imitazioni e rimandi tematici perdurante per tutto lo sviluppo del brano, anche quando la trama armonica si infittisce, preparando all’ardito fugato. Improntato ad un carattere di serena meditazione è, invece, il successivo Adagio in la bemolle maggiore, del quale colpisce soprattutto il delicato equilibrio formale. Il primo Minuetto trae il proprio motivo da un’allegra danza di ascendenza popolaresca che conduce l’ascoltatore all’Andante, un mirabile esempio di tema con variazioni, in si bemolle maggiore: le variazioni si susseguono senza soluzione di continuità e costituiscono il movimento forse più originale dell’intero Divertimento. Dopo il secondo Minuetto, indicato come Allegretto, e i due Trii, in la e in si bemolle maggiore, il Divertimento si avvia alla conclusione con un Allegro in forma di Rondò-Sonata: torna il gusto mozartiano per l’imitazione contrappuntistica già sentito nel primo movimento, qui stilisticamente innalzato dal carattere cameristico e concertante del brano.

Il Trio n. 1 op. 3 in mi bemolle maggiore di Ludwig van Beethoven [Bonn 1770 – Vienna 1827] risente notevolmente dell’influenza mozartiana, come sottolineato pressoché unanimemente dalla critica, e in particolare del succitato Divertimento KV 563: stessa tonalità di impianto, stesso numero di movimenti, stessa attenzione nel bilanciamento delle parti. Composto tra il 1795 e il 1796, è una pagina storicamente importante poiché rappresenta il primo lavoro beethoveniano destinato al trio d’archi.

Prima pagina del manoscritto dell’op. 3 di Beethoven

L’ampio Allegro con brio iniziale si snoda in una forma sonata classica, con un primo tema ritmicamente affilato e un largo utilizzo di sforzati e di repentini cambi dinamici. L’Andante, in tempo ternario, mostra sin da subito un carattere di danza ed è anch’esso in forma sonata. Il Minuetto. Allegretto è pervaso da una spiccata leggerezza melodica e non mancano in esso richiami di natura popolare. Il quarto movimento, Adagio, è da ritenersi il movimento più riuscito dell’intero Trio: il violino esegue un cantabile di grande lirismo mentre la viola e il violoncello assicurano un accompagnamento a mo’ di basso albertino. Il Minuetto. Moderato, ricalcato pienamente sullo stile di fine settecento, presenta incursioni tematiche popolari di tipo tzigano e prelude al movimento finale, un Allegro nel quale non si può far a meno di cogliere concreti richiami allo stile di Haydn.

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