Shenyang, 1° settembre 1935 – Tokyo, 6 febbraio 2024
Di Seiji Ozawa, credo, mi rimarrà impressa nella mente l’economia del gesto. Siamo abituati ad assistere, ormai, ad esecuzioni in cui i direttori si profondono in gestualità coreografiche che poco o niente hanno a che fare con la partitura. Non si tratta, a mio avviso, di un problema squisitamente generazionale o di «tradizione» didattica: credo, piuttosto, sia qualcosa che risiede nelle attitudini degli individui. Ma lungi da me discettare, specie in questa sede, di argomenti di cui posso a malapena maneggiare la superficie.
Su YouTube – credo ci sia ancora – ascoltai la Fantasia corale op. 80 per pianoforte, solisti, coro e orchestra diretta, qualche anno fa, proprio dal M° Ozawa. Al pianoforte Martha Argerich. Una composizione particolarissima, per organico e struttura, nel pieno stile eroico del compositore di Bonn. Sul podio, dicevo, il già anziano Seiji: per un incidente sportivo, egli dovette lasciare giovanissimo lo studio del pianoforte e darsi alla direzione d’orchestra. Nel 1959 Ozawa si diploma alla Toho Gakuen School of Music di Tokyo, prima di partire per l’Europa. Sempre nel ’59 vince il concorso internazionale di Besançon ed il premio Koussevitzky al Berkshire Music Center l’anno dopo. Nel 1961, negli Stati Uniti, è già assistente di Leonard Bernstein alla New York Philharmonic. Un talento puro.

Rimasi a lungo colpito dall’equilibrio di quella esecuzione beethoveniana. Per Ozawa, il gesto direttoriale funge da impulso più che da mera indicazione dinamica o interpretativa: l’orchestra, nelle sue mani, è un congegno i cui meccanismi richiedono esattezza e misura, un organismo che si lascia ispirare dai piccoli levare che il Maestro indica quasi soltanto con la punta delle dita. Solo così la massa sinfonica, vocale e strumentale, diventa uno strumento vero e proprio. Con il proprio timbro, con la propria speciale voce. È questo il senso del dirigere un’orchestra.
A riprova di queste brevi considerazioni rimane un’ultima, commovente e splendida esecuzione dell’Ouverture Egmont op. 84 di Beethoven con il M° Ozawa e la Saito Kinen Orchestra, trasmessa in diretta nello spazio nell’ambito della missione tenuta dalla Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA), nel 2022. Unico e fortunato spettatore l’astronauta Koichi Wakata, che ha assistito alla performance dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Al termine della storica esecuzione, Ozawa ha dichiarato: «Credo che questo progetto darà coraggio e speranza a coloro che vivono tempi difficili. La musica ha il potere di connettere i cuori delle persone, trascendendo la lingua, i confini, le razze e l’atmosfera. Non vedo l’ora di incontrare il signor Wakata, che ora è nello spazio. Mi chiedo come suoni la musica nello spazio.» Sono certo che il Maestro, adesso, conosca la risposta.

