Stravinskij neoclassico: il caso «Pulcinella»

«Quando mi chiese di orchestrare della musica di Pergolesi per un balletto pensai che fosse diventato matto» ebbe a dire Igor Stravinskij [San Pietroburgo 1882 – New York 1971] riferendosi ad un momento ben preciso della sua esperienza compositiva: in un pomeriggio di primavera del 1919, lo storico impresario dei Ballets Russes Sergeij Djagilev [Čudovskij rajon 1872 – Venezia 1929] gli proponeva la composizione di un balletto su un soggetto ricavato dalla Commedia dell’Arte e incentrato sul personaggio di Pulcinella.

Djagilev e Stravinskij, primi del ‘900

La “trama” del balletto è presto detta: «Pulcinella è amato da tutte le ragazze di Napoli, ma scatena la gelosia degli altri uomini che tramano per ucciderlo; in una strada della vecchia Napoli Coviello e Florindo corteggiano invano Rosetta e Prudenza, che sono invece attratte da Pulcinella, che a sua volta ama Pimpinella; rosi dalla gelosia Coviello e Florindo aggrediscono Pulcinella e sembra che lo uccidano; Pulcinella in realtà riesce a fuggire, lasciando un finto morto (il suo amico Furbo) che viene trasportato via tra i pianti e la commozione generale, e che poi viene resuscitato da un (finto) mago; in seguito si viene a sapere che ci sono due Pulcinella, che poi diventano quattro quando Coviello e Florindo tornano in scena travestiti (da Pulcinella appunto), per avere più successo con le due ragazze; solo nel lieto fine le coppie si riconciliano»1 (G. Mattietti).

Passato lo stupore per la strana richiesta e superate le iniziali esitazioni – la presenza di Pablo Picasso in qualità di scenografo dovette quasi sicuramente convincerlo ad accettare -, il compositore russo si mise a lavoro su «quei numerosi frammenti e brandelli di opere incompiute o appena abbozzate, che avevano avuto la fortuna di sfuggire ai filtri dei redattori accademici». E appena un anno dopo quella passeggiata nella capitale francese, esattamente il 15 maggio del 1920, Ernest Ansermet diresse la prima del Pulcinella all’Opera Nazionale di Parigi. Non fu un fiasco, eppure il balletto non godette di successo immediato, tanto che si parlò di un certo gusto «cleptomane» da parte di Stravinskij nell’utilizzo dei materiali tematici pergolesiani. Ma la storia di questa partitura stravinskijana non finisce qui.

Il direttore d’orchestra svizzero Ernest Ansermet (1883 – 1969)

Il 22 dicembre 1922, due anni dopo il debutto francese, Pierre Monteux sale sul podio dell’Orchestra Sinfonica di Boston. Sui leggii la Suite da concerto tratta dal balletto. Stravinskij aveva ridotto a otto gli originari 18 movimenti, dimezzando così la durata complessiva del balletto; eliminò le tre voci soliste (soprano, tenore e basso) affidandone le linee melodiche agli strumenti. Fu così che la partitura di Stravinskij raggiunse l’ampio riscontro del pubblico, consacrando l’inizio del cosiddetto “periodo neoclassico” del compositore di San Pietroburgo. Non mancarono trascrizioni cameristiche di queste musiche: la prima Suite italienne per violoncello e pianoforte (1932), in cinque movimenti, vide la collaborazione del compositore con  Grigorij Pjatigorskij; la seconda Suite italienne per violino e pianoforte (1933) fu, invece, realizzata a quattro mani con Samuel Dushkin.

Resta ancora un aspetto da mettere in luce a proposito del Pulcinella di Stravinskij. Si è detto della proposta sui generis formulata da Djagilev: riorganizzare i frammenti pergolesiani in forma di balletto. Diversi approfondimenti musicologici hanno successivamente appurato che soltanto nove dei diciotto brani trascelti da Stravinskij sono “attribuibili” a Pergolesi! E non solo: quasi tutte le altre musiche inglobate nel balletto appaiono attribuibili ad autori minori, tra cui Unico Wilhelm van Wassenaer, Domenico Gallo e Fortunato Chelleri (tra i principali studiosi del problema delle attribuzioni si ricordano Helmut Hucke e Albert Dunning).

Un equivoco, insomma, quello nel quale cascarono – volenti o nolenti, consci o inconsapevoli, chissà – i due russi. Dal fraintendimento di quelle pagine che gli facevano «sentire sempre di più la vera natura di quel musicista, e discernere in maniera sempre più netta la sua prossima parentela spirituale e, per così dire, sensoriale, con lui», il genio di Stravinskij trasse tuttavia un vero capolavoro, ridisegnando il corso della storia musicale del XX secolo.

Pulcinella (Balletto – Marriner/Spoerli & Academy of St Martin in Fields): https://www.youtube.com/watch?v=ShIYpjSYoZI

Pulcinella (Suite – Leleux & Frankfurt Radio Symphony Orchestra): https://www.youtube.com/watch?v=glbnrYF_0ck&t=185s

Suite italienne n. 1 (violoncello e pianoforte – Schiff/Piemontesi): https://www.youtube.com/watch?v=F6QGiTMFjZg

Suite italienne n. 2 (violino e pianoforte – Perlman/Sanders): https://www.youtube.com/watch?v=rhRgvz7Kv2Q

1 dal programma di sala del Concerto dell’Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 22 maggio 2010.

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