Storie di Musica: perché creare un blog «inutile»

Se il cielo manda in terra giornate come questa, in cui la riflessione sulla propria esistenza prende il sopravvento sull’atto stesso del proprio esistere, meglio star lontani da tutto e da tutti. Ormai da tempo, da molto tempo, rinvio quella che dentro di me si configura come un’esigenza “terapeutica”, ossia la capacità attinente alla scrittura di mettere ordine ai pensieri. Rinvio, procrastino, rimando a tempi migliori, a periodi futuri in cui possa meglio esprimermi scevro da scadenze, orari, appuntamenti, noie e seccature del contingente. Oggi credo di aver finalmente realizzato che non esiste momento migliore di adesso per dedicarsi a questa “terapia” intellettuale.

L’operazione creativa dello scrivere mi è sempre parsa al contempo un esercizio di pazienza interiore e un’attività assolutamente inutile, fine a se stessa. Ma è forse proprio questa condizione di infruttuosità che mi dà modo di esperire quel rigore e quella cura di cui la scrittura non può fare a meno. Scegliere le parole più adatte, smussare gli angoli del testo che si mostrano più appuntiti, finanche cancellare, tagliare, riscrivere da capo, se necessario. Tutte cose che richiedono tempo e pazienza, cura e dedizione.

Se, a tutto questo, si aggiunge la ventura/sventura di ricondurre la musica, in tutte le sue prospettive, a oggetto centrale del mio scrivere, intravedo il me del futuro sobbarcarsi l’onere di un’onta senza pari. Scrivere di musica è, appunto, inutile, ma non solo. Dannoso, per qualcuno. Come ingabbiare l’arte nel recinto “musealizzante” delle parole. E allora si, lo ammetto: cedo a tale deprecabile tentazione, e con questo primo tentativo intendo dar vita ad uno spazio personale di scrittura che metta al centro la musica, questa “misteriosa declinazione della matematica in cui l’anima non sa di calcolare”, per citare Leibniz.

Lo ribadisco, a costo di apparire incline al fascino di uno slogan: scelgo di mettere la musica al centro delle mie parole perché mi rendo conto, ogni giorno di più, che la musica è il centro della mia vita.

E se sarà proprio impossibile sfuggire alla nemesi che Zappa scoccherà – come dardo infuocato – dall’Oltretomba, rammentandomi che “scrivere di musica è come ballare di architettura“, giuro che sfrutterò l’occasione per imparare la lezione una volta per tutte.

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