La nascita della sociologia musicale e il contributo di Jules Combarieu

Il rapporto dialettico tra musica e società affonda le proprie radici sin nelle viscere storiche del pensiero occidentale, a partire dalle prime forme di esercizio filosofico ed estetico in cui l’individuo è riuscito a mettere in stretta connessione i fatti sociali con quelli musicali. Se questo tipo di riflessione sociologica è, da un lato, sempre esistita, di contro la messa a sistema della sociologia come disciplina di studi nasce nella seconda metà dell’Ottocento, sulla scia del pensiero positivista. La stessa condizione vale, poi, per la branca della sociologia generale che si occupa, nello specifico, di indagare la musica e i suoi riscontri nella società, un campo di riflessione tanto interessante quanto vasto. È facile intuire, per l’appunto, quanto possa essere complesso per il musicologo o per il sociologo della musica scandagliare i nessi che costituiscono la fitta rete di interscambio tra la musica e il mondo, il rapporto tra i suoni e gli effetti che essi scaturiscono nella collettività, le corrispondenze tra le forme musicali classiche e le strutture sociali, la disamina dei soggetti che “creano” la musica (il compositore, l’esecutore ecc.).

Tra gli studiosi che hanno maggiormente contribuito alla nascita e allo sviluppo della sociologia musicale trova posto il francese Jules Combarieu [Cahors 1859 – Parigi 1916], studioso che operò anche nel campo della musicologia e della storia della musica. Il clima culturale in cui Combarieu si inserisce – basti pensare alle rigide concezioni derivate dal determinismo sociologico di fine ’800 che ponevano al centro della discussione l’impossibilità di non riconoscersi o appartenere ad una classe sociale senza esserne, in qualche misura, “attraversati” – lo condurranno ad elaborare un atteggiamento più duttile, superando le visioni dottrinarie e sistematiche dei suoi predecessori nonché dei suoi contemporanei. Combarieu rappresenta quindi, in questi termini, una positiva eccezione del suo tempo, nonostante i sopiti ideali giovanili che lo associavano alla Musikwissenschaft.

Una certa scuola di pensiero di matrice positivista considerava la musica un prodotto dell’esperienza sensibile, governata esclusivamente da leggi fisiche e da relazioni empiriche; d’altro canto, la musica vista come espressione dei sentimenti era ancora la forma di pensiero dominante, risultato della visione romantica che, da Beethoven in poi, animò le pagine della letteratura musicale. Combarieu supera entrambe le idee: in antitesi col pensiero meccanicistico e in ottica velatamente polemica rispetto alle proposte romantiche, egli intende la musica come forma mentis, un linguaggio per comprendere le forme della realtà. Il sentimento, per Combarieu, è certamente all’origine del pensiero musicale, ma insufficiente a spiegarlo in maniera compiuta; è così che, abbandonando ogni pretesa di ricerca scientifica e accantonando ogni tentativo di deduzione in senso metodologico, Combarieu intende affrontare la musica secondo un metodo poliedrico, che tenga conto di molteplici ambiti e diverse sfaccettature. L’affermazione secondo cui “la musica è l’arte di pensare con dei suoni”, d’altronde, non può che suggellare tutte le prospettive estetiche fin qui delineate.

Anche dal punto di vista formalistico Combarieu formula tesi in controtendenza rispetto alla gran parte dei suoi contemporanei. Pur essendo influenzato dal pensiero musicologico di Eduard Hanslick [Praga 1825 – Baden 1904], il francese ritiene più importante sottolineare l’aspetto linguistico, strutturale e sintattico della musica, tutti elementi questi che non trovano fondamenti immutabili insiti nella natura umana, ma che hanno realizzazione nel modo comune di pensare di una certa collettività storica in un certo periodo. Non si può ragionare, in sostanza, secondo categorie astratte o attribuendo condizioni di “eternità” al linguaggio musicale, né si può cedere alla tentazione – ed è questo il punto fondamentale che Combarieu rimprovera ad Hanslick – di pensare la musica come un teorico gioco di forme “pure” che non hanno altro da significare che se stesse. Per il musicologo della Histoire de la musique, dunque, la caratteristica principale della musica è di essere un atto di intelligenza che si esprime senza concetti, “un modo” – come spiega Enrico Fubini [Torino 1935] nell’ottavo capitolo de “L’estetica musicale dal Settecento ad oggi” (Torino, Einaudi, 2001) – “di pensare sui generis, un modo particolare di cogliere il mondo; [la musica] non esprime concetti né in particolare sentimenti; tuttavia attraverso le sue forme può cogliere un aspetto della realtà inaccessibile al pensiero comune.”

Le riflessioni prodotte da Combarieu, osservate dalla visuale di chi le studia a posteriori, hanno rivelato una notevole capacità di sintesi anche a proposito delle evoluzioni del pensiero musicale che, di lì a poco, si sarebbero verificate in modo così perentorio, aprendo la strada agli sconvolgimenti del Novecento artistico. Per citare solo qualche esempio, Combarieu avvertiva già da tempo l’esautorazione del Sistema Tonale, in un’età in cui esso rappresentava ancora la base della composizione musicale; intuisce nel concetto di “alterazione” fattori puramente convenzionali, che nulla hanno a che fare con la natura fisica del suono se non nel numero delle vibrazioni; intravede nei modi maggiore e minore il risultato di una lunga trasformazione del Sistema Modale, sia di stampo greco che gregoriano, scevri perciò da significati altri che gli sono stati attribuiti secondo determinazioni di carattere storico o legate ad aspetti della  tradizione. Anche in ambito storiografico fu notevole l’apporto di Combarieu: celebre la metafora che vede la storia della musica paragonata alla crescita di un grosso animale, il cui corpo è costituito da tutti i musicisti concatenati in un processo evolutivo; tutti gli organi dell’animale assolvono ad una funzione precisa e diversa, pur condividendo apparati e sistemi che li rendono parte di un meccanismo unitario. Fuor di metafora, ogni periodo storico, ogni compositore, ogni corrente di pensiero conserva delle caratteristiche peculiari che vanno, però, inserite in un contesto unitario, sistematico, per essere comprese fino in fondo.

Il pensiero sociologico di Combarieu si è mantenuto coerente e saldo, nonostante le numerose sollecitazioni determinate dall’ambiente culturale dell’epoca. Un sistema, in definitiva, volto all’elaborazione di strumenti critici ed estetici capaci di rinnovare il corso degli studi musicali.

Lascia un commento